Riscoprire la Saggezza del Proprio Corpo in Dialogo con l’Emotivo e il Cognitivo
Riscoprire la saggezza del proprio corpo in dialogo con l’emotivo e il cognitivo – La Terapia Sensomotoria raccontata da Raffaella Canali.
La Dott.ssa Raffaella Canali è una psicologa psicoterapeuta SP certificata di secondo livello. In questa intervista, Raffealla, ci racconterà di come le sue radici nella terapia familiare si sono integrate alla terapia sensomotoria.
– Ciao Raffella, da quale formazione terapeutica provieni e come hai approcciato la terapia sensomotoria?
Sono una psicologa clinica, psicoterapeuta sistemico-relazionale. Il mio interesse e la mia formazione si sono gradualmente avvicinati al lavoro sul trauma e alle ferite relazionali. Sono Emdr Practitioner, graduata SP di secondo livello e IFS di primo livello. Ho intrapreso diverse formazioni sul tema della dissociazione (master con Kathy Steele; training in TADS-I con Suzette Boon, training con Janina Fisher). Ancora oggi rintraccio le mie radici nella terapia familiare e integro ampiamente con gli altri strumenti e approcci con curiosità e voglia di sperimentare.
– Con quale popolazione lavori di solito?
Ho iniziato a esercitare la mia professione nel privato in Centri di Psicoterapia e di Psicotraumatologia lavorando in team, in co-terapia, in rete e in setting individuali. Ho maturato una lunga esperienza come psicologa di sportello scolastico lavorando in rete con i servizi del territorio e ho avviato un mio studio privato con sede in Brianza. Sono stata membro attivo di una squadra di emergenza particolarmente attiva nel periodo di Covid-19 e post-Covid e sono socia di alcune associazioni che si occupano di trauma, trauma complesso, trauma e relazione. Lavoro prevalentemente con popolazione adolescenziale, adulta; con coppie e famiglie in co-terapia.
– Come ha cambiato la tua pratica la sensorimotor?
L’incontro nel 2016 con la SP è stato illuminante, ho vissuto un cambio di paradigma e ho compreso il ruolo del corpo in terapia. La SP mi ha mostrato un nuovo modo di essere terapeuta: presente, compassionevole, rispettoso, curioso e mi ha insegnato a guardare al paziente con occhi diversi. Il terapeuta come facilitatore del cambiamento accompagna il paziente a prendere contatto con il proprio corpo, a ascoltarlo, a riconoscere le sue tendenze procedurali e a sfidarle per regolare l’attivazione del SNA e completare le azioni che sarebbero dovute accadere; a riparare le ferite dello sviluppo/relazionali. Il processo del cambiamento avviene in modo organico, olistico, in unità e secondo il principio di non violenza dentro alla relazione diadica.
– Cosa ti ha portato l’utilizzo della sensorimotor a livello personale?
I fondamenti di questo modello ispirano la terapia e il terapeuta. A livello personale mi ha insegnato a stare e stare con. L’accesso al sé essenziale ha ispirato il mio modo di essere con me stessa e con l’altro nella relazione.
– Quanto spesso utilizzi la terapia sensomotoria nella tua pratica?
Nella mia pratica clinica la SP è onnipresente, a volte le mie sedute si svolgono secondo le 5 fasi del processo con le competenze che le caratterizzano. I fondamenti della SP ispirano il mio pensiero clinico e la mia pratica quotidiana.
– Secondo te, il corpo è sempre coinvolto in terapia?
Il corpo è sempre coinvolto nella terapia. Esso è il contenitore delle nostre esperienze e dei nostri apprendimenti. Nel corpo risiedono le risorse somatiche cui accedere e rafforzare nel lavoro con l’altro, i segni e sintomi delle esperienze passate disfunzionali da tracciare, contattare e sfidare nel viaggio verso il benessere.
– A tuo parere, quali sono i benefici che un paziente può ricevere dalla psicoterapia sensomotoria?
I benefici sono molteplici e si generano dai principi fondanti e dal lavoro delle fasi del processo della terapia. Il terapeuta sensomotorio ha profondo rispetto del paziente e dei suoi sintomi, lavora in collaborazione con il cliente e ha fiducia nella saggezza del corpo. Il lavoro SP si svolge secondo tre fasi di lavoro sequenziali: la fase di stabilizzazione per risorsare e regolare il paziente consentendogli di accedere alla seconda fase di lavoro sul passato, in cui aggiornare l’apprendimento procedurale, le conoscenze e il significato consentendo al paziente di accedere alla realizzazione e di affrontare il lutto delle perdite relative al trauma. La terza fase affronta il lavoro sulle ferite dello sviluppo/relazionali e consente di intraprendere la strada verso il benessere.
– Perché raccomanderesti di fare questo Corso di formazione?
Ho riscontrato che questa formazione è molto densa e intensa sia a livello teorico sia a livello esperienziale. Il primo livello prepara al lavoro sul trauma, il secondo livello verte sul lavoro delle ferite relazionali. Il terzo livello certifica le competenze acquisite. Come per la formazione IFS, che ha diversi punti di contatto e ben si integra con questo modello, nel tempo il proprio modo di lavorare si modifica spontaneamente. Come assistente a diverse edizioni ho raccolto più volte l’entusiasmo degli studenti in formazione e l’intuizione di poterlo integrare con l’Emdr e altri modelli di formazione.
– Com’è stato per te introdurre l’approccio sensomotorio al tuo approccio di provenienza?
Provengo dalla terapia sistemico-relazione, una talking therapy. Come molti colleghi ho appreso a fare terapia attraverso l’uso della parola. Il cambio di paradigma non è stato semplice né immediato sia per me sia per i miei pazienti e ha richiesto l’introduzione della psicoeducazione e l’apprendimento di una esplorazione mindful. In questo modo i pazienti riscoprono la saggezza del proprio corpo in dialogo con l’emotivo e il cognitivo e accedono alla loro esperienza interna con maggiore facilità. L’integrazione con Emdr e IFS è stato più semplice e naturale, quest’ultimo in particolar modo per via dei diversi punti di contatto con la SP, ben si integra nel lavoro con le parti, le ferite relazionali e il bambino interiore.
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